Thursday, 8 November 2007
Su Wordpress
http://alphakappa.wordpress.com/
Saturday, 27 October 2007
Alco’s weblog going Wordpress
Intanto di là il blog cambia nome, sarà "Alphakappa":
Thursday, 25 October 2007
La Procura
Monday, 22 October 2007
Friday, 19 October 2007
Sul ddl sull'editoria
Thursday, 18 October 2007
WiMax, parto travagliato in Italia
(Via Punto-Informatico.it)
MGM Production Group Srl che già dispone di una licenza WiMax regionale in Germania, parrebbe ritenere ingiustificata l'ammissione alla gara degli operatori che già dispongono di frequenze broad band wireless, vale a dire i carrier UMTS. Una delle ragioni, peraltro, per cui persino prima che il bando WiMax venisse pubblicato, molti già temevano che le frequenze del "nuovo" wireless a banda larga sarebbero finite nelle mani dei soliti noti.
Non stupisce, dunque, che ad opporsi al ricorso di MGM non sia il solo ministero delle Comunicazioni, ma anche Wind, Vodafone, TIM, H3G e Telecom Italia spa. "Si direbbe - commenta morse.it - la definitiva dimostrazione che gli operatori mobili hanno tutta l'intenzione di accaparrarsi le frequenze ed evitare ad altri di entrare nel recinto del mobile".
Era talmente logico pensare che, senza un divieto esplicito di partecipazione all'asta, gli operatori UMTS sarebbero entrati nel mercato del WiMax col puro intento di bloccarne lo sviluppo in Italia, che sembra che le regolamentazioni siano state scritte a posta per facilitarne l'ingresso.
Intanto l'Italia sprofonda tecnologicamente e non tiene il passo degli altri paesi europei "normali", perché il WiMax non è l'unico problema, anzi, forse è il minore.
Tuesday, 16 October 2007
La catena degli errori
Con tenace auto-accanimento terapeutico, il governo continua a farsi del male sul Welfare. Con la parziale modifica del testo di legge secondo le richieste avanzate dalla sinistra radicale, Prodi ha sfilato una piccola pietra, e adesso viene giù tutto il muro. Il cedimento è stato due volte colpevole. Primo, perché è l'ennesimo di una lunga serie. Secondo, perché ha di fatto sconfessato il referendum di una settimana fa, al quale hanno votato oltre 5 milioni di lavoratori.
Invece di usarlo come uno scudo, per blindare l'accordo sottoscritto con sindacati e Confindustria, il premier lo ha parzialmente disatteso, per ammorbidire Rifondazione e Pdci. Si capisce anche il perché: alla vigilia dell'insidiosa manifestazione di piazza di sabato, Prodi cerca di disarmare gli "antagonisti" della maggioranza. Ma non ci voleva il genio della lampada, per capire che questa mossa di pura realpolitik avrebbe re-innescato una rincorsa, prevedibile e perversa, tra i partiti e le parti sociali.
Così, all'insegna della tattica di piccolo cabotaggio, il governo rinuncia a una strategia di respiro più ampio. Il risultato è un incomprensibile "stop and go". Il premier prima fa un passo indietro, correggendo in Consiglio dei ministri il provvedimento sul Welfare e ottenendo l'astesione dei dissidenti Ferrero e Bianchi. Poi - di fronte alle legittime proteste di Cgil-Cisl-Uil e Confindustria, esposte di fronte alle rispettive basi all'accusa di non aver saputo negoziare con l'esecutivo le condizioni migliori - fa due passi avanti, assicurando che si resta allo "spirito del Protocollo di luglio".
Ma ora, in questa surreale catena degli errori, è di nuovo la sinistra radicale che non ci sta, rifiuta un altro passaggio in Consiglio dei ministri e replica il suo logico "indietro non si torna". Arriveranno la altrettanto logiche controrepliche: domani tocca al direttivo di Confindustria, dopodomani agli esecutivi di Cgil, Cisl e Uil. E così via, in un crescendo di conflittualità e di confusione che culminerà con la rituale e paradossale "parata" del 20: il corteo di lotta e di governo, in cui la sinistra sfilerà contro se stessa.
Condivido il ragionamento, come già mi ero espresso. Al di là del fatto che io possa essere d'accordo o meno col patto sul welfare - nella fattispecie non sono d'accordo, perché rimanda i problemi al futuro, non risolve quelli attuali, peggiora la condizioni dell'avvenire dei giovani di oggi, protegge solo determinate categorie (quelle rappresentate dall'altra casta, i sindacati) -, non si capisce come mai si rimette tutto in mano dei lavoratori che hanno votato l'accordo di luglio, e poi si fa di quei voti carta straccia.
Direi che da parte della sinistra dei comunisti del dopo-pranzo (ma anche di quella cosiddetta "riformista") è un bellissimo esempio di democrazia farsa, è l'ennesima riprova di quanto contino le richieste delle persone. Questo non è qualunquismo, questi sono fatti. "Poi dice che uno si butta a destra!"
Sul giudice californiano che nega l'estradizione di Gambino
(Via Corriere.it)
Arrivati dalla Sicilia a metà degli anni '60, i Gambino sono diventati — secondo diverse inchieste — le figure centrali del narcotraffico. Facevano arrivare gli stupefacenti nascosti nel borotalco come nelle cassette di profumati limoni siciliani. Per anni i federali hanno raccolto prove per chiudere il cerchio sulla famiglia di Cherry Hill. Riempiendo di microspie i ristoranti frequentati dal clan, tenendo d'occhio le pizzerie che i tre gestivano sulla costa Est. Protetti da buoni avvocati, i Gambino sono sfuggiti più volte alla condanna grazie «alla mancanza di prove». Quando, nel 1979, Michele Sindona è negli Stati Uniti trova una sponda nei Gambino. È John ad accompagnarlo nel viaggio in Sicilia ed è Rosario ad accoglierlo al suo rientro all'aeroporto Kennedy di New York. Due angeli custodi neri per l'intrigante banchiere. Passano gli anni— siamo tra il 1996 e il 1999 — Rosario è in una prigione statunitense e cerca di ottenere uno sconto di pena. Attraverso un intermediario contatta il fratellastro di Bill Clinton, Roger.
In almeno quattro occasioni quest'ultimo «visita» gli uffici giudiziari per sondare la possibilità di un rilascio sulla parola di Gambino. Un intervento non gratuito. La stampa americana rivelerà l'esistenza di doni costosi: un Rolex, biglietti aerei, 50 mila dollari. Regali che non anticiperanno l'apertura della cella. Adesso Gambino ha ingaggiato la seconda battaglia. Giocando forte, come si conviene a un «uomo d'onore». Il suo avvocato è riuscito a far testimoniare un ex agente dell'Fbi che ha confermato la possibilità dell'applicazione del 41 bis. Lo useranno, ha detto, per ottenere informazioni su Cosa nostra. Il premio Nobel Cherif Bassiouni, grande esperto di diritto internazionale, ha condiviso le preoccupazioni per «le pressioni fisiche e psicologiche». Un medico ha certificato le precarie condizioni di salute di Gambino che potrebbero peggiorare con il severo regime carcerario. Rilievi respinti da Luigi Rinella: «In Italia non c'è tortura».
Insomma, questo Rosario Gambino ha amici molto potenti. Cosa si deve pensare del giudice che nega l'estradizione giustificando che il 41bis è paragonabile alla tortura?
Monday, 15 October 2007
Il duro 41bis
"Un giudice di Los Angeles ha negato all'Italia l'estradizione di un membro della famiglia mafiosa dei Gambino, sostenendo che il regime di detenzione 41bis a cui sarebbe con ogni probabilità destinato equivale a una forma di tortura e viola la convenzione dell'Onu in materia."
In California, come in gran parte degli USA, è prevista però la pena di morte.